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Senza alcun rimorso

Fuori era notte, e quella sera una brezza assai piacevole accarezzava la pelle della bellissima Elfa Arienn.

La luna illuminava la sua pelle, ma non si riusciva a scorgere il suo sguardo che era nascosto sotto al cappuccio del suo mantello color ghiaccio.

Alla cinta portava un falcetto. Ad un tratto il vento sollevò un lamento. Il cielo si dipinse di morte. Una fitta pioggia cominciò a cadere ininterrottamente a terra. L’elfa era lì immobile, ascoltava. Ascoltava le mie parole.

La salutai. Mi diressi in locanda. Dovevo raccontare quello che avevo dentro.

La locanda era colma, raramente era stata così affollata. In quel giorno talmente freddo tutti gli avventurieri che si trovavano in zona erano venuti a cercare un riparo e un posto dove passare la notte, ormai calata.

Arienn entrò, la confusione padroneggiava in quel posto così caotico.

Tirai fuori il mio liuto e cominciai a dilettarmi. Il chiassio cessò e come un maestro che attirà l’attenzione dei suoi scolari, riuscii a far volgere il pubblico verso di me. Narrai la mia storia. Cadde il silenzio, solo le mie parole echeggiavano in quello che era la locanda. Vecchi, giovani, donne , uomini, avevo i loro sguardi su di me. Li avevo impugno. Cominciai :

“senza alcun rimorso, non uno.

All'inizio imparai a mentire, piccolissime imprecisioni nei racconti, le ho fatte crescere, le ho curate, fino a farle diventare vere e proprie bugie. ero pronto, un attore, il migliore.

il mio palco è la mia vita.

e gli spettatori siete voi, e non lo sapete, non lo saprete mai, perchè io sono un attore. L'inganno resterà solo nel mio cuore, le ombre, le luci, sono io il padrone del palco. e lei guarda.

guarda e non sa, crede che io sia vero, sia lo stesso di prima, ma si sbaglia ora sono un attore, e sono bravo. cazzo se sono bravo.

sono ancora innamorato di lei, ma solo perchè questo dice il copione, e il copione lo scrivo io. o almeno lo scrivevo...

Le battute, una ad una, ora compaiono sulle mie labbra senza aver avuto l'approvazione della mia coscienza, è il mio talento che le detta.

si chiama improvvisazione.

A questo punto finalmente riuscii a dividermi in due. L'attore continuò nel suo teatro degli inganni, e una parte di me riprese a vivere quegli spazi che si erano creati grazie alle bugie. a Vivere con sincerità, come avevo sempre fatto.

Questa notte la parabola si è compiuta, ho dormito con un'altra donna, abbiamo fatto l'amore, poi questa mattina è partita.

E quando ho parlato con lei, l'altra, la spettatrice, mentire è stato facile, facilissimo.

senza alcun rimorso.

non uno.”

La folla stette in silenzio.

Mi voltai verso la porta. Lei era li. Mi guardava.

Orma sapeva. Sorrise, ma quel sorriso sterile era per colmare il vuoto che si era creato. Non riuscivo ancora a crederci.

Eppure tutto questo era accaduto e lei se ne andò, per non dare l’opportunità a colui che l’aveva ingannata di vederla piangere. La pioggia come delle lacrime d’odio scivolavano sul viso di lei.

Il cielo era nero, il terreno ormai bagnato e una ferita negli occhi del cuore si era aperta. Una ferita che in quel momento non poteva essere chiusa. Una lacerazione profonda, non una ferita normale, ma un’ insenatura ormai profonda.

La locanda riprese vita, il rumore continuò.

Uscii fuori, ma lei non c’era più. L’avevo ormai persa.

“ora però ho freddo, ho quella sensazione, quando hai lasciato qualcosa a casa e non capisci cos'è.

ho perso qualcosa.”

Un sentiero olmeggiato era davanti a me, illuminato dal solo che era uscito come per vedere. Vedere cosa avevo fatto. Senza pensarci, mi diressi lì.

Continuai finchè non arrivai fuori città e li capii. Capii che non dovevo più rivederla.

L’attore se ne andava, ma dietro di se lasciava una sua parte. La parte che voleva che quel giorno, come il sereno dopo la tempesta, arrivasse per porre fine a quello che era stato e che ormai sarà soltanto un lontano ricordo.

Il cielo chiaro illuminava la via e quella brezza lo guidava, sperando che davvero quella parte di lui, sia davvero rimasta e che non sia solo una mera illusione dettata dall’attore per farmi credere che non mentirò più, ma qualcosa mi diceva che era proprio così.

Lascia la città senza voltarmi pensando che un giorno lo rifarò, ma spero che quel giorno in cui si ripeterà il tutto, io mi penta.

Senza alcun rimorso, mai.

 

            Jackal

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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